Diciotto anni

Circa diciotto anni fa, un gruppetto di appassionati della cultura “pellerossa” con molta presunzione decise di fondare un’associazione che riunisse amici e cultori degli Indiani d’America.
Confessiamo che la nostra ignoranza e presunzione di sapere tutto su questo popolo era dovuta al fatto di aver letto alcuni libri degli anni ’70 fra cui Alce Nero parla e Seppellite il mio cuore a Wounded Knee per primi, e poco altro, come i fumetti di Tex Willer e Ken Parker, o aver visto tutti i film in circolazione.

 
Partimmo subito con programmi ambiziosi: fare una Rivista, organizzare noi conferenze, mostre e altre iniziative. Purtroppo, ben presto ci accorgemmo che, in realtà, non sapevamo quasi nulla della loro vera cultura e delle loro tradizioni. Capimmo subito che la maggior parte dei libri era scritta da bianchi che interpretavano una cultura che non apparteneva loro; capimmo subito che la storia è scritta dai vincitori e che gran parte di maestri e professori insegnavano la storia dei Nativi letta e studiata a loro volta proprio su quei libri, senza aver mai il più delle volte ascoltato veramente un Nativo. 
 
Decidemmo allora di non essere più ignoranti. Incominciammo a fare il primo viaggio nelle riserve incontrando i Nativi, chiedendo di raccontarci la storia del loro popolo e come poter diffondere la loro cultura. Così capimmo che gli Apache erano differenti dai Sioux, che i Navajo vivevano nel Sud Ovest degli Stati Uniti e non nelle Grandi Praterie; che i totem erano propri delle Nazioni della costa del Pacifico e non dei villaggi Sioux; che l’uso di fare lo scalpo lo avevamo insegnato a loro noi Europei, che le “battaglie” com’erano descritte nei cippi commemorativi in realtà erano massacri, e che quelli descritti come massacri erano, in realtà battaglie perse. Capimmo la cosa più importante: che la loro spiritualità non era in vendita.
 
Nei viaggi successivi abbiamo incontrato e siamo stati ospiti di leader spirituali, leader politici, leader storici dell’AIM, semplici abitanti di Riserva capendo che nonostante 500 anni di conquista, deportazioni forzate, furti di territorio, diffusione dolosa di malattie, massacri, uccisioni di bambini perché “anche i pidocchi fanno le uova”, tentativi di evangelizzazione forzata dei “selvaggi senza Dio” con le famigerate Residential Schools, essi erano ancora lì vivi e con la loro cultura. Nonostante tutti i tentativi, i colonizzatori europei non erano riusciti nell’intento di “uccidere l’indiano e salvare l’uomo”.
Da tutti i fratelli nativi incontrati abbiamo cercato di assorbire qualcosa: innanzi tutto, il rispetto per la loro cultura e spiritualità e, di conseguenza, che avrebbero dovuto necessariamente essere loro a parlare di se stessi.
In tutti questi anni “Hunkapi” s’è adoperato per portare in Italia i Nativi americani dando loro la possibilità, in prima persona, di raccontarsi al pubblico e dando al pubblico la possibilità di conoscerli e parlare con loro. Una sessantina, nel corso degli anni, sono stati i nostri ospiti provenienti da Nazioni Indiane differenti. Oltre milleduecento soci si sono iscritti nel corso della nostra avventura. Molti sono passati senza lasciare traccia; altri continuano e condividono con noi il nostro cammino e le nostre idee.
 
“Hunkapi” non ha mai voluto in prima persona tenere conferenze su spiritualità, cerimonie e sciamanesimo alla moda poiché siamo ben consci di rispettare così le richieste e la volontà ferma e irremovibile della totalità dei leader spirituali ancora viventi.
Lasciando ad altri, meno disposti a rispettare realmente e coerentemente questi Popoli e maggiormente inclini allo “sfruttamento” della spiritualità nativa per profitto o semplicemente per maggiore notorietà, “Hunkapi” ha certamente pagato il prezzo di staccare qualche tessera in meno o di lasciare andare molti potenziali “adepti” in più. Tuttavia, alla domanda “fate riti spirituali, incontri con sciamani, capanne sudatorie, seminari sulla spiritualità?” la nostra risposta è sempre stata e sarà sempre “no”!
 
I riconoscimenti del nostro lavoro a sostegno della “causa” nativa, senza mai sconfinare dagli aspetti politici, sociali e culturali, in tutti questi anni sono stati molti. Aver avuto, fin dagli albori, come maestro e consigliere per la nostra crescita Gilbert Douville, cui dobbiamo moltissimo, è stato fondamentale e ciò non sarebbe mai accaduto se avessimo tradito le prerogative. Essere citati dal prestigioso giornale “Indian Country” – che, nel parlare della nostra Associazione e della manifestazione della Madre Terra, ci definisce, assieme al blogger Alessandro Profeti di Nativi Americani.it, come una delle più affidabili Associazioni europee – ci ha onorato e ripagato di molti sforzi e di scelte a volte difficili.
 
Ancora più gratificante è stato quando, durante il “mitico” viaggio di Hunkapi del 2012, ospiti di Capo Arvol Looking Horse a Green Grass nella Riserva di Cheyenne River, dopo un’intera giornata passata con lui e la moglie Paula, nella veranda di casa e sotto un enorme testa di Bisonte Bianco, Arvol ci fece dono del suo libro Gli insegnamenti del Bisonte Bianco scegliendo di affidare a “Hunkapi” la traduzione e la stampa dell’edizione italiana. Noi, commossi e onorati, gli chiedemmo scusa per esserci, nella nostra primitiva ignoranza, appropriati di una parola lakota che riconduce a un’importante cerimonia. Arvol, con un sorriso di assenso, ci spiegò che “Hunkapi”, nella lingua lakota, significa anche ‘lavorare assieme’, e per questo potevamo continuare a usarla.
 
Questa circostanza ha rappresentato probabilmente il punto più alto nella vita dell’Associazione perché ci ha confermato che la strada era quella giusta e che dopo diciotto anni eravamo diventati finalmente adulti.
Ma questo, ovviamente, non deve farci pensare di esere “arrivati” in alcun posto. Dobbiamo essere consapevoli che la “strada” è ancora lunga e piena di deviazioni pericolose. Diventare adulti non significa ancora essere saggi. Per quello ci sono ancora tanti passi da mettere in fila, uno davanti all’altro, su quel sentiero che noi speriamo di percorrere ancora, insieme a tutti coloro che lo vorranno condividere con noi, anche solo per un piccolo tratto. 
 
Mitakuye Oyasin – Hunkapi
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One Response to Diciotto anni

  1. Davide Canazza says:

    L'articolo, come ora correttamente ricordato, è stato scritto dalla Redazione di Hunkapi e non da me. Io ero solo colui che lo ha pubblicato in quanto amministratore del sito. 

    Un caro saluto a tutti

    Davide

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